Caterina Di Cecca - Press & Composer Selected Interviews - Caterina Di Cecca - Composer

CATERINA DI CECCA
Composer
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SELECTION OF PROGRAM NOTES AND REVIEWS:

Gianluigi Mattietti' s program notes (La terra e la morte)
La musica di Caterina Di Cecca gioca spesso sui meccanismi della percezione, sulla relazione osmotica e ambivalente tra figura e sfondo, in un percorso che passa in continuazione dal colore generale al dettaglio timbrico. Il meticoloso lavoro sul suono nasce da un'urgenza profonda, strettamente legata alle possibilità idiomatiche degli strumenti, al gesto dell'interprete, ma anche alle qualità proprie della voce, come veicolo di parole e di senso, oltre che di suono. In tutti i suoi lavori vocali è strettissimo il rapporto con il testo, inteso sempre come elemento strutturale nel quale scavare per indagarne le proprietà timbriche e ritmiche che diventano elementi compositivi primari.

Francesca Vatteroni' s review (À rebours – Tosca su Tosca)
Venerdì 14 luglio, si apre la serata con la composizione di Caterina di Cecca À rebours che è stata una grande rivalutazione del personaggio femminile dell'opera pucciniana, uno zoom sulla figura di Tosca. L'opera è stata un flusso di coscienza che ha ripercorso a ritroso la giornata appena trascorsa dopo il trauma vissuto dalla donna: la morte del suo amato. La musica ha saputo descrivere quel momento bloccato, quell'istante in cui ci si rende conto di aver perso qualcosa, una fissità ghiacciata che si spezza dentro di noi e da cui non vi è più ritorno. Parole e pochi suoni hanno colto nel cuore e hanno dato intensità emotiva.

Enrico Esposito's review (In cerchi concentrici)
Daniele Rustioni, uno dei più affermati direttori d'orchestra attuali, ha diretto una compagine che ha superato i novanta elementi, aprendo il programma con la prima esecuzione in assoluto di "In cerchi concentrici", concerto per tromba e orchestra firmato dalla giovane e talentuosa compositrice romana Caterina di Cecca. [...] Traendo il proprio titolo da una poesia omonima di Rainer Maria Rilke, la composizione si è presentata dinamica e profonda, sviluppandosi in un costante incontro tra la voce solista della tromba e la pluralità cromatica espressa dall'orchestra che inscenano la dialettica uno/tutti nelle sue molteplici sfumature. Il singolo che compie un suo percorso esplorativo, un viaggio personale intervallato con il dialogo con altre individualità e i loro mondi. Un percorso incalzante e polifonico che trasmette sogni esemplari ma anche riflessioni amare, speranze rigorose. De Sena regala una performance estrosa come da tradizione esaltando l'orchestra e la direzione di Rustioni.

Francesco Ermini Polacci's review (In cerchi concentrici)
In un Teatro Verdi affollato e festoso, l'Ort inaugura la sua stagione con un concerto la cui cronaca è quella di un tremendo tour de force. Perché in programma ci sono "Così parlo Zarathustra" di Strauss, "Petrouchka" di Stravinsky e "La Valse" di Ravel, e il loro fascino va di pari passo con la difficoltà esecutiva; senza contare che ad aprire la serata è "In cerchi concentrici" di Caterina Di Cecca, in prima assoluta: una trama di sonorità sospese, dove si insinua con abilità la tromba di Donato De Sena. Ma la risposta dell'Ort (che tale è solo nel nome perché l'organico è quasi triplicato dalle necessarie parti aggiunte) è pronta e dinamica: suonano tutti con l'entusiasmo e la convinzione che dal podio trasmette loro Daniele Rustioni.

Versipel New Music's review (Il dubbio della marionetta)
Versipel New Music kicks off its fourth season with an evening of stunning contemporary chamber music from around the world. These works touch on a number of complex musical grammars. From the delicate, almost brittle, textural introspections of Caterina Di Cecca’s quintet Il Dubbio Della Marionetta to the obsessively fragmented counterpoint of William Cole’s trio Bind Weave Spin, this collection of works reflects upon grammars of recent past as well as points towards new ways of instrumental gesture and interaction.

Emanuele Lavizzari’s review (Another part of the heath. Storm still.)
Il programma si chiude con Another part of the heath. Storm still. di Caterina Di Cecca. La composizione prende nome dall’indicazione di scena che precede il monologo contenuto nel III atto del King Lear di William Shakespeare. Voci e strumenti intrecciano le proprie parti, talvolta si inseguono e in altri passaggi si amalgamano, fino a sfociare in un crescendo che culmina nel climax finale. Un’esecuzione davvero intensa quella dei Neue Vocalsolisten e di Divertimento Ensemble, che ha saputo trasmettere in maniera efficace tutta la tensione sperimentatrice di questi giovani compositori.

Letizia Michielon's review (Funeral Play)
La problematica esistenziale legata a distorte dinamiche familiari caratterizza anche Funeral Play, parossistica messa in scena di una storia vera, avvenuta in Cina nel 2013: il desiderio di non perdere la festa del proprio funerale aveva spinto infatti la ventitreenne Zeng Jia all’assurda decisione di organizzare la propria cerimonia funebre e di prendervi contemporaneamente parte. Nel libretto di Sara Cavosi, però, le motivazioni della protagonista Aika, interpretata dall’abile e smaliziata Kurumi Yanagi, risiedono in un lutto non superato suscitato dalla perdita della madre e dal desiderio di attirare le attenzioni di un padre anaffettivo, impersonato dal basso Xiao Shengtao. Il monumento funebre troneggia al centro della scena, circondato da un sipario bianco su cui vengono proiettate scritte pubblicitarie di imprese funerarie specializzate in cerimonie di commiato. Aika invita i propri follower al suo funerale e la bara si trasforma in uno spazio neutro che grazie alle luci può assumere anche le sembianze di un iPhone dallo schermo luminoso. La partitura di Caterina Di Cecca staglia fissità ghiacciate e rievoca l’annichilente assenza che caratterizza la morte.

Zbruc.eu's review (Dédalo y Sensación) Traduzione in italiano:
La drammaturgia del suo lavoro ha trasmesso così vividamente la trama della fonte letteraria (il romanzo "Elogio della matrigna" di Mario Vargas Llosa) che io stesso volevo leggerlo. Non si trattava solo di dialoghi musicali tra pianoforte, violoncello e violino, ma di un vero e proprio 'triangolo amoroso' (padre, figlio, nuova moglie del padre) incarnato attraverso le voci degli strumenti. Forse sarebbe una buona trama d’opera. Ma è necessario scrivere un'opera se la giovane compositrice è riuscita a trasmettere la situazione in modo così veritiero senza parole inutili e azioni sceniche?


SELECTION OF INTERVIEWS:

25.06.2021 David Christoffel's interview
15.06.2021 Enrico Girardi's interview
31.05.2021 Stefano Taglietti's interview

20.01.2020 Paolo Giorcelli's interview
La compositrice Caterina Di Cecca è l'autrice del brano "La Via Isoscele della Sera" per archi che l'ensemble dei Solisti Aquilani presentano in prima assoluta in occasione del concerto di lunedì 20 gennaio 2020 al Teatro Carlo Felice, serata che vede inoltre la partecipazione del chitarrista di fama internazionale Manuel Barrueco e del bandoneonista Cesare Chiacchiaretta.
"La Via Isoscele della Sera" è risultato vincitore nel 2018 del IV Concorso Nazionale di Composizione “Francesco Agnello”.
In occasione della prima genovese, Caterina Di Cecca illustra il proprio lavoro e la sua attività di stimata compositrice, i cui lavori hanno raggiunto Europa e America.
Come nasce la sua composizione "La Via Isoscele della Sera"?
Il bando del IV Concorso Nazionale di Composizione “Francesco Agnello” richiedeva l’invio di una partitura per orchestra d’archi inedita.
Dato che era da molto tempo che avrei voluto comporre per questo organico, ho colto l’occasione per cimentarmi con la scrittura idiomatica degli strumenti ad arco che trovo estremamente duttili e in grado di adattarsi alle esigenze del mondo attuale sia da un punto vista tecnico che espressivo.
Il titolo della sua composizione, "La Via Isoscele della Sera" è tratto da un verso della poesia "Distacco", scritta da Anna Achmàtova. Può illustrare e approfondire il collegamento da lei creato fra poesia e musica?
Il titolo di questa composizione è tratto da un verso della poesia "Distacco", scritta da Anna Achmàtova.
L’idea di un evento o di una persona che si allontana fino a dissolversi o a scomparire è qualcosa che si può verificare solo a livello dei fatti, ma non della psiche. Ogni elemento significativo che ha rivestito un ruolo nella nostra vita ci accompagna e non ci abbandona più. Diventa noi stessi al punto di non essere più in grado di estrapolare la nostra essenza dalle esperienze che l’hanno forgiata nel corso degli anni.
Nel mio pezzo, l’intento è di rappresentare in musica quanto descritto. Sono presenti tre situazioni che costituiscono rispettivamente tre movimenti senza soluzione di continuità e che si ripresentano in maniera frammentaria. La loro circolarità le rende pregnanti e si rivela sempre più evidente e serrata fino all’affastellamento finale.
Con questo suo lavoro ha trionfato nel 2018 al IV Concorso Nazionale di Composizione "Francesco Agnello". Maestra Di Cecca, cosa ha significato questa vittoria per la sua carriera?
Vincere il IV Concorso Nazionale di Composizione "Francesco Agnello" è stato molto importante per me perché di rado i concorsi nazionali o internazionali di composizione sostengono il lavoro di chi scrive musica attraverso la possibilità di ascoltare più volte l’esecuzione della propria opera.
Trovo che sia davvero necessario per dar giustizia ad una nuova partitura che gli strumentisti coinvolti possano suonare in pubblico ripetutamente lo stesso pezzo, dato che in questo modo è più facile per loro avvicinarsi sempre di più alla reale intenzione del compositore.
Maestra Di Cecca, Lei è attiva come compositrice in Italia e all'estero, le sue partiture sono state eseguite in Europa e America e ha ricevuto commissioni da famosi enti ed istituzioni quali la Biennale di Venezia e la Fondazione Spinola Banna per l'Arte. Come descriverebbe questa sua attività?
Ho sempre amato scrivere musica e subito dopo gli studi in conservatorio ho cercato di renderlo il lavoro della mia vita.
Ho cominciato componendo molti pezzi senza preoccuparmi della loro futura esecuzione.
In un secondo momento, mi sono resa conto della necessità di ascoltare le mie opere dal vivo e ho cercato di raggiungere questo obiettivo attraverso la partecipazione a numerosi concorsi.
Fortunatamente ho avuto frequenti riscontri positivi che mi hanno permesso di affermarmi ed essere conosciuta prima all’estero e poi adesso anche in Italia.
19.10.2018 Tim Rutherford-Johnson's interview
On Wednesday 31 October at the Warehouse in London we will be playing Jonathan Harvey’s masterful Song Offerings, the world premiere of Benjamin Graves’s Four Facades, and new pieces from two of our 2018 Call for Scores winners, Caterina di Cecca and Judit Varga. Caterina, who is based in Rome, spoke to us about saxophone potential, the poetry of Rilke and Pavese, and her research on personal branding for musicians.
Tim Rutherford-Johnson: Hi Caterina! The piece you have written for us has an unusual title, Die Brücken hinter uns – ‘the bridges behind us’. Could you start by telling us something about the background to the piece? Where does the title come from, for example? And what are the inspirations behind the work?
Caterina di Cecca: ‘Die Brücken hinter uns’ is a phrase in R. M. Rilke’s book entitled Notizen zur Melodie der Dinge – ‘Notes on the Melody of Things.
I share Rilke’s view that we all live on different islands, but that the islands are not far enough apart for us to stay solitary. The only way to interact is to make dangerous leaps from one island to another, each time risking falling back to where we were before. This is not strange in fact because the only way to really connect with others is to consider the background that links us together.
Our fulfillments take place deep in the radiant backgrounds. There, in the background, is motion, and will. There play out the histories; we are only the dark headlines. There is our reconciliation and our leave-taking, our consolation and sorrow. There, we are, while here in the foreground we only come and go. (Rilke, Notizen zur Melodie der Dinge, XVIII)
All conflict, all error, comes from the fact that people look for what they have in common in themselves, not in the things behind them, in the light, in the landscape, in the beginning, and in death. They lose themselves and gain nothing in return. They mingle with each other because they cannot truly unite themselves. (Rilke, Notizen zur Melodie der Dinge, XXXVII)
I found the type of relationship described above between solo/tutti, foreground/background very suitable for transposition into music, and this piece will be the first in a series whose formal structure derives from these assumptions.
In my work strong and incisive gestures emerge from an indistinct and magmatic situation and are given to the saxophone. The various potentials of this multifaceted instrument (percussive, melodic, articulative and timbral) are exploited, and it plays a pre-eminent role. In the beginning, in fact, its interventions motivate changes in the rest of the ensemble. Later, however, the soloist adapts and conforms more and more to what appeared at first as simply its background, recognizing its value and becoming part of it in an organic way.
TR-J: Looking at the score lots of the saxophone part is written using just keyslaps and other noise effects. How important is noise in your music, and what approach do you use to compose with it? Are you led by your ear, for example, or the capabilities of the instrument, or do you have some other system?
CdC: In my opinion noise is just a continuation and expansion of sound itself. For this reason, I do not consider it as a stand-alone element, but rather as a further possibility in the palette available to me when I am composing.
Talking to performers, combined with listening to and analysis of recent scores, has allowed me to reflect on noises in the same way as on sounds and therefore to be guided by my ear and my imagination. In addition, I always take into account the mechanics of the instrument and its physical, acoustic, and technical limits.
In the specific case of Die Brücken hinter uns, I gave many noise effects to the saxophone for two reasons: The first is to obtain specific and characteristic timbre and articulations that cannot be realized in any other way. The second is to emphasize its idiomatic possibilities to ensure that its interventions differ markedly from those of the other instruments of the ensemble, which have a homogeneous quality, since they are intended to be perceived as a unity.
TR-J: In 2012 and 2013 you studied with Alessandro Solbiati, who taught another of our favourite composers, Clara Iannotta. Solbiati’s music is almost completely unknown in the UK; What drew you to him as a teacher, and what did you learn from him?
CdC: Alessandro Solbiati was suggested to me by a colleague after I had already completed my academic studies.
Our meeting was a significant moment in defining my personal identity as a composer, since it allowed me to get in touch with and learn the techniques of Francesco Donatoni, who was his professor.
I really appreciate the Socratic quality of his teaching method: he succeeds in getting the real potential out of his students without imposing his own conception of music. In fact, all his students who have had international success compose in their own language, rather than a univocal school of thought.
TR-J: I understand you have also written a thesis on ‘Personal Branding for Musicians’. What three bits of branding advice would you give to a young composer?
CdC:
1. Seek and find your own personal identity and derive your own aesthetics/poetics from it, in such a way to become a recognizable brand (Personal Branding).
2. Identify your target audience, choose on the internet the social networks and platforms on which you want to be active and make your online profiles meaningful and unique, offering something that is always valid and ascribable to what you want to say/give (Net Branding).
This is easier said than done in today’s world, since we are all buried beneath the suggestions and ideas of others. We must try not to be influenced by trends and fashions or affiliated with academies and schools, but to choose paths off the beaten tracks and develop a critical and creative way of thinking that comes approaches our deeper being and our conception of music.
Once we have identified and created our brand, it is important to remain faithful to who we really are, always ready to grow through the stimuli around us. This is the only strategy that works: it makes no sense to play a non-existent character who does not represent us.
If you follow these guidelines, the public will feel involved and become active and responsive, helping you spontaneously to share your content.
3. Promote your works and ongoing projects through your own channels in such a way as to keep your followers constantly interested in the route you are following.
Once online attention has been gained, it must be maintained with timely updates that allow the public to feel involved in our artistic and human journey.
TR-J: You have a strong international profile, with lots of commissions and awards from around the world. What is next on your agenda?
CdC: I have a series of commissions, some of which I care very much about. The next one coming up is thanks to an artistic residency I will be undertaking for the 2018/2019 season at the Tenuta dello Scompiglio, a wonderful country estate located in Lucca.
My project, a response to the international open call Della morte e del morire – ‘Of death and dying’, will be made in collaboration with Blow Up Percussion, a percussion quartet based in Rome. It will be performed outdoors, taking advantage of the characteristics and peculiarities of the landscape and the setting.
It is a stage/musical work called Mono no Aware – L’intensità agrodolce delle cose (‘The ahhness of things – The bitter-sweet intensity of things’) and will feature an active and close interaction between theatre, performance, and music. It will be divided into four parts, each lasting about 10/12 minutes. Between one movement and the next one the public will be asked to move from one to another setting within the estate (secret garden, stairway, chapel and back to the secret garden), thus following the dramaturgical path physically as well as metaphorically. In each location the four performers will have a different set of percussion instruments that have been placed there already. Each performer will be not only a musician, but also the protagonist of a journey that always implicitly contains its end, that is, death.
TR-J: One final question: if you could choose anything, what would be your dream line-up of instruments and/or voices to write for? And where would you like the premiere of this fantasy piece to take place?
CdC: I have been lucky enough to write music for very varied occasions: movies, documentaries, artistic installations, performative acts, musical theatre. Even the locations have been very disparate, sometimes indoors and sometimes outdoors. So in this sense I have already realized a good part of my desires for compositional expression.
My dream would be to have available a large instrumentation that would allow me to write a piece for female voice, mixed chorus and orchestra on the text of a poem from the collection La terra e la morte – ‘Earth and Death’ by the Italian poet and writer Cesare Pavese, which is very close to me. If I could also choose the place and date of the performance I would opt for the Langhe – Pavese’s birthplace – in 2020, the 70th anniversary of his passing away.
Photo credit: Garrick Maguire
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